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Good govenment: the imperative for these times |
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Osservatorio USA
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di Michael Blim 30.06.2010
In the Chicago of the Daley dynasty, they have been disparaged as the "goo-goos." They are the "good government" types whose passion for honesty and the pursuit of the public good have offended generations of political machine hacks whose motto for the great seal of the city, Mike Royko was fond of saying, consisted of the two word phrase "Where's Mine?"
Good government in Chicago was and still is an honorable tradition. It produced Paul Douglas, Adlai Stevenson, Abner Mikva, and Barack Obama. It joined with Chicago's black community to elect Harold Washington. With Jane Addams and John Dewey acting as its exemplary turn of the 20th century intellectuals and activists, Chicago's good government movement is one of the taproots of American liberalism.
I confess that it has taken me a while to accept that Barack Obama, for better or worse, is a "goo-goo." He is the latest in a distinguished line of pragmatist, intellectually inclined politicians who believe that the public interest can be served by intelligent decision-making based upon the analysis of facts and the implementation of technically sound rules and administration.
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Elogio delle piccole bugie |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Orazi 08.06.2010
Come il fulmine che illumina la notte.
Infinita energia di un attimo.
Poi la normalità del buio.
Così è l'onirica danza che non afferra.
Una breve agonia che vale l'indelebile istante di un sogno.
Parole innocenti e ricordi a metà.
Sospensioni di una gioia non persa, né travagliata dal dolore.
Poi la vita col suo infinito ballo in maschera.
Autentico miraggio di fughe senza tregua.
(anonimo...ma non troppo)
Quanto è bello essere un po' falsi! E' gratificante manipolare con innocenza gli altri. Lo facciamo tutti e tutti lo subiamo. E' la base operativa del nostro sistema di interazione. Oggi, però, anche questa piccola fuga da "satiri bonaccioni" viene frustrata dalle ideologie del politicamente corretto.
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Passaggio nodale |
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Gli editoriali
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di Carlo Carboni 31.05.2010
Le classi dirigenti nazionali europee in questi anni sono state limitate da un pensiero strategico sfuocato, che ha reso a lungo il modello continentale europeo la brutta copia di quello anglo-statunitense. Tuttavia, queste élite sono state investite da mutazioni significative. La grande trasformazione neoliberale e neoliberista degli ultimi trent'anni ha profondamente influito sulla composizione e sugli scenari delle classi dirigenti del Vecchio Continente. La prima mutazione riguarda l'emergere dell'economia come protagonista di un lungo ciclo di globalizzazione, che ha ampliato la sfera d'influenza del mercato sia sul piano geopolitico che sulle ali di nuove attività di servizio e di scambio. Un'espansione estensiva e intensiva, nella vita quotidiana del cittadino europeo, consumatore e investitore. Questa straordinaria diffusione del mercato ha reso sempre più prestigiosi e credibili imprenditori e managers. Fino alla recente crisi economica, che ha visto crollare la fiducia verso le élite finanziarie e bancarie. Il colpo più forte lo hanno accusato le prestigiose élite inglesi finanziarie e politiche, eredi del thatcherismo e del blairismo. Diverso il discorso per le èlite imprenditoriali dell'economia reale - come quelle tedesche ed italiane - che hanno mantenuto elevati i livelli di fiducia nelle opinioni pubbliche nazionali.
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Informazione ottenebrante |
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Politicamente (S)corretto
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di Giampiero Mazzocchi 23.03.2010
Fino a qualche tempo fa l'unico "telegiornale" che facesse uso di supporti audio ai propri servizi mi sembrava fosse Studio Aperto di Italia 1 (paragonabile ad un cinegiornale di regime). Servizi giornalistici di fondamentale rilevanza come il povero Bobby trovato solo in un canile o l'ultracentenario Corrado con attività sessuali mai dome, sono stati sempre accompagnati da sottofondi musicali sdolcinati o all'occorrenza accattivanti. Non sto qui ad adirarmi per le scelte editoriali di certi Tg, sono liberi di bombardarci di falsità malcelate. Come non ricordare il Tg1 che assolve Mills, sorvolando sul fatto che in realtà il suo capo di imputazione si era prescritto? La giustificazione apportata e fatta digerire all'opinione pubblica? Semplice, gli italiani non avrebbero capito la parola prescrizione e forse tutto ciò è drammaticamente vero. Ma quello che più sconforta e avvilisce sono gli atti emulativi di Tg1 e Tg2 (per non parlare del Tg5, che già da tempo si muove sulla falsariga di Studio Aperto) verso quel tipo di servizio giornalistico condito di parole toccanti e musiche melense che tanto avevano caratterizzato Studio Aperto.
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Quanti applausi al Senatore |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Pieri 10.03.2010
Vorrei partire da un fatto nazionale per affrontare una situazione personale, si proprio così, una specie di outing che da tempo mi riproponevo di fare. Tranquilli e non fraintendetemi, ciò a cui mi riferisco non riguarda la mia sfera sessuale, bensì la visione della politica o almeno come questa appare ad un giovane di 24 anni. La questione che ho definito nazionale riguarda l'elezione di un senatore della Repubblica grazie a presunti appoggi mafiosi. Questo è il punto di partenza o meglio quello di arrivo, poiché l'evento a cui faccio riferimento rappresenta la goccia che ha fatto tracimare in me il vaso della rabbia verso un mondo che mi appare così lontano dalla realtà quotidiana e da quello che dovrebbe essere a mio avviso il fine ultimo della politica cioè il perseguimento del bene collettivo (povero illuso!).
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Equilibrio termico: tutto è fermo |
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Gli editoriali
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di Francesco Orazi 05.03.2010
E' da qualche tempo che seguo con distratto distacco il dibattito pubblico italiano. Guardo molto poco la televisione, rifuggo in particolare TG e programmi di "intrattenimento politico". Non compro più giornali e quelli in versione online li consulto in prevalenza per le previsioni meteo. Reputo la scena pubblica inquinata, l'ecologia della comunicazione compromessa e l'opinione pubblica una batteria intensiva di allevamento industriale. Per mia fortuna le tremende percezioni di cui vi ho reso edotti non mi procurano né angoscia, né tantomeno mi deprimono. Mi dedico ai pensieri astratti, navigo nel mio utopismo da "sognatore razionalizzato". Nel suo apparire un segno di sconfitta, il mio rintanamento astensionista è invece una cura che mi somministro contro i mali del mondo e l'impotenza nel poter in minima parte contribuire a cercare di sanarli.
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Qui una volta era tutta campagna! |
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09.06.2010
Presentiamo una serie di testimonianze sulla trasformazione del paesaggio locale di alcune città marchigiane e di altri contesti territoriali italiani e stranieri, fornite da anziani parenti e conoscenti di studenti e studentesse della I D del Liceo Scientifico "Galileo Galilei" di Ancona.
A cura di:
Chaymae Ahnou | Martina Angelelli | Giuseppe Carfora | Dimitri Ermacov | Francesco Gasparrini | Leonardo Giardi | Gioia Giuliani | Alessandra Izzo | Ilaria Niccolini | Alice Occhiodoro | Angelica Oleucci | Nico Paolini | Tania Pellegrini | Cristian Piemontese | Irene Pierini | Priscilla Quattrini | Vanessa Renghini | Sarah Ricciardi | Davide Rinaldi | Federico Rossini
Editing e coordinamento:
Prof. Valerio Cuccaroni
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Attacco al futuro |
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Gli editoriali
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di Ugo Ascoli 31.05.2010
In questi giorni stiamo assistendo in Europa ed in Italia ad un attacco frontale al welfare ed alle mète di civiltà raggiunte nel novecento.
Scrive il giornale di Confindustria: "L'Europa che, in un tempo non lontano, poteva permettersi di vagheggiare dentiere gratis per tutti e una badante per ogni anziano non autosufficiente, ha impegnato, senza più velleità o falsi pudori, i gioielli di famiglia. Vale a dire il costoso sistema di protezione sociale pubblica (che ormai aveva incluso anche la gestione dei posti di lavoro statali) che ha incarnato per quasi due secoli l'anima stessa del modello economico continentale. Pubblici dipendenti, pensionati e pensionandi da antichi referenti di un'Europa politica costruita tra un perenne compromesso tra stato e mercato e tra individuo e società, si sfarinano di fronte ai colpi della crisi finanziaria che rischia di diventare crisi di moneta e poi crisi di nazioni..... Il sistema di stato sociale europeo era sopra le righe, costoso e inefficiente... Il "vincolo esterno" (la crisi) sta facendo cambiare rotta al'Europa: il sistema di welfare, questa volta senza eroi e senza icone, cerca di aggiustarsi come può. Non c'è regia. Chi può si salva......Gli stati hanno inondato il continente con una pioggia di liquidità: al Welfare tradizionalmente destinato al lavoro si è aggiunto il welfare finanziario" (Il Sole 24 Ore , 15 maggio 2010).
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Un ceto politico senza classe |
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Gli editoriali
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di Carlo Carboni 22.03.2010
Perché il ceto politico italiano non è una classe dirigente? La risposta di buon senso é: il ceto politico fa orecchie da mercante ai problemi del Paese. A quelli più urgenti dell'oggi, ma anche quelli che ci trasciniamo da decenni, ormai. Questa la risposta del buonsenso, che non si deprime per l'eclissi delle ideologie. Come quella che ritiene che il ceto politico non sia una classe dirigente, ma un'élite perché non favorisce una gestione pubblica partecipata. Sappiamo ormai da anni che quel termine "partecipata" è uno specchietto per le allodole, essendoci problemi ben più grandi di rappresentanza e di legittimità, come ha osservato Miguel Gotor su Il Sole24 ore del 6 marzo. La partecipazione non era il tema vero neppure ai tempi della Bologna di Zangheri. Il tema positivo era, semmai, poter disporre di istituzioni attente allo sviluppo locale e di una classe politica, come la intendeva Guido Dorso, in grado di amministrarle con senso di responsabilità e condivisione, perciò con servizi sociali locali efficienti, ospedali, scuole, giustizia, sicurezza efficienti: in sintesi, una classe politica interprete di una piattaforma culturale condivisa e, soprattutto, praticata.
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Democrazia terminale e oncologia sociale |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Orazi 19.03.2010
"Non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto".
Blaise Pascal
Qualche volta chi svolge il lavoro del ricercatore deve affrontare una particolare circostanza cognitiva: lo strappo tra ciò che il mondo si pensa debba essere e ciò che è. E' lo strano effetto del praticare il pensiero astratto. La mente si concentra su ciò che ancora non è attualizzato e forse non sarà mai attualizzabile e perde di vista le dimensioni effettuali: l'accadere del concreto. Il pensiero astratto, per essere proficuo, per far emergere nuovi sentieri praticabili di realtà, ha bisogno di distacco, ma l'eccesso di distacco può condurre il ricercatore nel vuoto riempito dei pensieri che affollano i discorsi autoriferiti, quelli che si fanno quando il monitoraggio autoriflessivo diventa il principale impegno del quotidiano.
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Er pasticciaccio brutto del tribunale e l'ascesa di Arturo Ui |
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Gli editoriali
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di Renato Novelli 05.03.2010
Paradosso contro paradosso, come notazione minore: le firme e le regole da presentare per partecipare alle elezioni nel dopoguerra servirono a contenere le micro liste di ispirazione ultra qualunquista dell'antipolitica di allora. Si usciva dal fascismo che aveva l'antipolitica nel senso dell'avversione all'esistenza di tanti partiti come carta costitutiva. Negli anni della ricostruzione, mentre De Gasperi immaginava la nuova identità degli italiani come "popolo di formiche", lavoratori, disciplinati, risparmiatori, il caso delle liste "qualunque" (Giannini e il qualunquismo) appariva come una metamorfosi dell'antipolitica fascista. Ci fu un Partito della Bistecca che aveva come programma una bistecca a testa per tutti gli italiani.
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L'Italia tra lestofanti, (nuova) Tangentopoli e senso civico |
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Gli editoriali
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di Marco Socci 17.02.2010
Il 17 febbraio 2010 è una data simbolica per la storia del Paese: sono infatti passati 18 anni dalla "mariuolata" che diede l'avvio alla stagione di "Mani Pulite". Un anniversario che ha luogo, manco a farlo apposta, in una fase "calda", di nuova escalation di malversazioni, indagini e scandali che hanno coinvolto negli ultimi mesi diversi esponenti politici, tra cui spicca il recente affaire Protezione Civile. La domanda inevitabile che si pone è: siamo di fronte ad una "Nuova Tangentopoli"? Esponenti politici e opinion makers si dividono a riguardo, come è naturale che sia. Ma analizziamo alcuni dati di fatto, che forniscono alcune coordinate di contesto. Se si prende in esame ad esempio il Corruption Perception Index che determina la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica in numerosi Paesi nel mondo, elaborato da Transparency International (TI) attraverso valutazioni di esperti e sondaggi di opinione, emerge un quadro non troppo incoraggiante per il nostro Paese.
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