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Er pasticciaccio brutto del tribunale e l'ascesa di Arturo Ui PDF Stampa
Gli editoriali

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di Renato Novelli 05.03.2010

Paradosso contro paradosso, come notazione minore: le firme e le regole da presentare per partecipare alle elezioni nel dopoguerra servirono a contenere le micro liste di ispirazione ultra qualunquista dell'antipolitica di allora. Si usciva dal fascismo che aveva l'antipolitica nel senso dell'avversione all'esistenza di tanti partiti come carta costitutiva. Negli anni della ricostruzione, mentre De Gasperi immaginava la nuova identità degli italiani come "popolo di formiche", lavoratori, disciplinati, risparmiatori, il caso delle liste "qualunque" (Giannini e il qualunquismo) appariva come una metamorfosi dell'antipolitica fascista. Ci fu un Partito della Bistecca che aveva come programma una bistecca a testa per tutti gli italiani. Negli anni successivi, la raccolta delle firme e la presentazione delle liste furono una semplice parata della potenza delle strutture dei partiti che sulle regole scherzavano dall'alto della organizzazione abituata e impegnata in prove di ben altra consistenza.

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Equilibrio termico: tutto è fermo PDF Stampa
Gli editoriali

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di Francesco Orazi 05.03.2010

E' da qualche tempo che seguo con distratto distacco il dibattito pubblico italiano. Guardo molto poco la televisione, rifuggo in particolare TG e programmi di "intrattenimento politico". Non compro più giornali e quelli in versione online li consulto in prevalenza per le previsioni meteo. Reputo la scena pubblica inquinata, l'ecologia della comunicazione compromessa e l'opinione pubblica una batteria intensiva di allevamento industriale. Per mia fortuna le tremende percezioni di cui vi ho reso edotti non mi procurano né angoscia, né tantomeno mi deprimono. Mi dedico ai pensieri astratti, navigo nel mio utopismo da "sognatore razionalizzato". Nel suo apparire un segno di sconfitta, il mio rintanamento astensionista è invece una cura che mi somministro contro i mali del mondo e l'impotenza nel poter in minima parte contribuire a cercare di sanarli.

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L'Italia tra lestofanti, (nuova) Tangentopoli e senso civico PDF Stampa
Gli editoriali

steinbergdi Marco Socci 17.02.2010

Il 17 febbraio 2010 è una data simbolica per la storia del Paese: sono infatti passati 18 anni dalla "mariuolata" che diede l'avvio alla stagione di "Mani Pulite". Un anniversario che ha luogo, manco a farlo apposta, in una fase "calda", di nuova escalation di malversazioni, indagini e scandali che hanno coinvolto negli ultimi mesi diversi esponenti politici, tra cui spicca il recente affaire Protezione Civile. La domanda inevitabile che si pone è: siamo di fronte ad una "Nuova Tangentopoli"? Esponenti politici e opinion makers si dividono a riguardo, come è naturale che sia. Ma analizziamo alcuni dati di fatto, che forniscono alcune coordinate di contesto. Se si prende in esame ad esempio il Corruption Perception Index che determina la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica in numerosi Paesi nel mondo, elaborato da Transparency International (TI) attraverso valutazioni di esperti e sondaggi di opinione, emerge un quadro non troppo incoraggiante per il nostro Paese.

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L'affaire Protezione Civile: dalla falsa efficienza decisionista ad una democrazia delle catastrofi PDF Stampa
Gli editoriali

di Renato Novelli 11.02.2010

Non avrei mai creduto di non provare alcuna gioia, neppure malcelata, per le vicende giudiziarie del gruppo della protezione civile e dell'indagine su Bertolaso. Perchè questa corruzione, alquanto da operetta, ma pur reale, non è che la parte emergente dell'iceberg di una pratica che nessuno contesta, anzi che tutti si sono sbracciati a condividere: l'accentramento delle decisioni nelle emergenze, la dittatura, sedicente efficiente, della solidarietà esterna nelle catastrofi, l'emotività furiosa e cieca delle raccolte a colpi di telefono, che crea l'illusione di partecipare nella parte sedicente avanzata del globo. Gian Antonio Stella dice che è improprio trattare il G 7, o 12 o quel che è, i campionati di calcio, come emergenza, senza avvertire che la scelleratezza originaria, sta proprio nel sistema dell'emergenza stessa.

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"Fermate la caccia all'uomo nero" PDF Stampa
Movimentazioni

 

di Kevin Carboni 12.02.2010 steinberg

"Fermate la caccia all'uomo nero". Questo diceva uno dei cartelli portati dai lavoratori immigrati che manifestavano a Rosarno. Perché questa caccia? Qual è stato il motivo scatenante della rivolta dei Black Workers? Come ha detto il ministro Maroni, "la troppa tolleranza che abbiamo verso questi stranieri".

Oppure i nostri compatrioti non trovano lavoro per colpa loro e quindi, esasperati, non hanno altra soluzione che ricacciarli nel loro paese con la forza? Tralasciando le deliranti dichiarazioni del ministro e le opinioni di qualche leghista, potrebbe esserci un' altra spiegazione? Potrebbe essere l'impossibilità di avere un' identità, di costruirsi una vita normale lavorando legalmente? Forse non essere riconosciuti dal paese in cui si vive?

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Sogno ferroviario, con arretramento PDF Stampa
Osservatorio sul "marchingegno"

carlo_carbonidi Carlo Carboni 26.01.2010

La tensione politica e dell'opinione pubblica cittadina dorica non demorde sulla Giunta Gramillano. Il sindaco non politico, quindi non loquace, ha più di una ragione a muoversi con prudenza e senso della misura. Le risorse nelle casse del Comune sono quelle che sono e la situazione debitoria non è certo responsabilità della sua giunta. E' dura oggi far volare la fantasia e accumulare debito: anzi è impossibile. E' meglio adottare un riformismo operativo nel prossimo biennio che sarà caratterizzato da inevitabile rigore e prudenza finanziari. Guardiamoci attorno: in molti comuni capoluogo italiani si sono create situazioni debitorie accompagnate da equilibri instabili dei ceti politici di governo. Non è dunque il problema del sindaco attuale, ma delle condizioni in cui la macchina comunale  è caduta o è stata lasciata cadere. Anche a causa del governo centrale che taglia risorse a comuni e regioni. Ma è anche responsabilità di un ceto politico-istituzionale che non ha mai messo in agenda politiche per le nuove realtà urbane (su questo T. Calafati).

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Che cosa accadrà al sistema universitario della Marche? PDF Stampa
Gli editoriali

antoniodi Antonio G. Calafati 18.01.2010 

Il «settore manifatturiero» delle Marche sta attraversando una fase di difficile transizione, tra dinamiche congiunturali e trasformazioni strutturali imposte dall'internazionalizzazione dell'economia italiana. Esso costituisce ancora la principale componente della base economica delle Marche - e la sua dinamica influenzerà profondamente la traiettoria di sviluppo della regione. E certo merita attenzione e risorse. Ma non è, purtroppo, l'unico settore economico a trovarsi lungo un'incerta traiettoria. In effetti, gli ultimi dieci anni sono stati anni faticosi per l'economia italiana e per l'economia delle Marche, e l'intero sistema produttivo, anche quei settori che nel discorso pubblico si presentano come «avanzati», è alla ricerca di un nuovo equilibrio. Ad esempio, nelle Marche, anche il settore «universitario» si trova in un evidente stato di difficoltà - forse di crisi.

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L'importanza di Morgan PDF Stampa
Gli editoriali

default_news steinberg

di Michele Tubaldi 02.03.2010

In questi giorni se ne sono sentite di ogni risma.

Il processo continuerà ancora per un po' (qualche ora, al massimo un paio di giorni) e poi tutto finirà. Morgan tornerà ciò che era, artista "alternativo" e musicista "raffinato", e Sanremo sarà solo un ricordo, non uno dei migliori, dell'anno da poco iniziato.

Morgan è stato escluso da Sanremo 2010 dopo l'uscita di una sua intervista in cui metteva in evidenza come l'uso della cocaina possa fungere da antidepressivo come il tavor o altri psicofarmaci prescritti dai medici.

Non entro nel merito delle dichiarazioni, anche perché non si è ancora capito se ed eventualmente in che misura il grande sistema dei media abbia prima "elaborato" e poi "somministrato" le affermazioni dell'artista; ciò che mi preme è sottolineare l'aspetto più nascosto e ancora totalmente ignorato della questione.

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La crisi della British élite PDF Stampa
Gli editoriali

carlo_carbonidi Carlo Carboni 10.02.2010

Dopo la crisi finanziaria, l'atmosfera è divenuta pesante per le classi dirigenti inglesi. Eppure, con il loro distinguishing style, esse erano apparse negli ultimi trent'anni l'ultimo prodromo vitale e a scala globale delle declinanti leadership nazionali europee. Prima la Thatcher ha dato il via ad una profonda "rivoluzione conservatrice" che ha dominato il trentennio e ha rilanciato una Gran Bretagna in forte declino dopo lo shock petrolifero degli anni Settanta. Blair, poi, ha indicato una terza via in grado di far metabolizzare ai laburisti una moderna democrazia di mercato a trazione finanziaria. Ad una leadership politica di prim'ordine, si è accoppiata un'emergente élite finanziaria di prestigio internazionale, che ha richiamato giovani talenti da tutta Europa. Peraltro, prima della crisi finanziaria, la comparazione delle classi dirigenti inglesi con quelle di altri paesi europei, evidenziava un profilo british distintivo e di "gerarchia" superiore (Luiss 2008). Le èlite inglesi infatti appaiono innanzitutto più internazionalizzate negli studi e nelle esperienze di lavoro.

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A volte ritornano: la questione lavoro PDF Stampa
Gli editoriali

franzdi Francesco Orazi 02.02.2010

Senza il rischio di essere tacciati di ideologismo, è palese il manifestarsi di un'emergenza lavoro. I dati degli ultimi 18 mesi sono espliciti, la disoccupazione aumenta in Italia come nel resto dei paesi occidentali. Per dare un senso alle proporzioni basta ricordare che il governo Berlusconi ha aperto ben 150 tavoli vertenziali con altrettante aziende che hanno licenziato o cassaintegrato in blocco e senza un futuro produttivo le proprie maestranze. Se la debacle finanziaria internazionale sembra aver superato la sua fase acuta, non è così per le ripercussioni che la stessa produce in ambito produttivo (mortalità delle imprese) e sul mercato del lavoro (perdita di posti di lavoro). Questa apparente paradossale asimmetria si spiega con le diverse dinamiche dei mercati finanziari rispetto a quelle che insistono nell'economia reale.

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L’appartenenza: un possibile antidoto alla fase arcaica individuale-romantica PDF Stampa
Gli editoriali

erikadi Erika Giorgini 02.02.2010

Avevo scritto per "la vita pubblica" un breve articolo sulla ormai pervadente e pervasiva "questione giustizia" e sull'irritante tendenza a confinare la lettura del fenomeno in comode e rassicuranti visioni di destra o di sinistra e, dunque, in ragione delle personali convinzioni di ciascuno, di bene o di male, quando, felicemente, mi sono imbattuta nel caldo articolo di Massimo Canalini, sempre su "VP" (del 20.01.2010 ndr). Non ho resistito.

Il tempo del presente non ha un senso se non in termini relazionali, in fondo il presente finisce per non esistere senza un passato e senza un futuro, per quanto essi possano essere prossimi sono necessari al presente. Il rapporto Maestro-allievo coglie, forse più di ogni altro, questo legame. Un legame sottile e prezioso, capace di creare un ponte tra generazioni.

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Noi, i cocciutamente adorni PDF Stampa
Lettere e stiletti

di Massimo Canalini  steinberg20.01.2010

Questo breve intervento è dedicato alla memoria di Magdalo Mussio e della sua casa editrice d'avanguardia "Nuova foglio", la quale con maestria innovativa operò da Pollenza, Macerata.

1. Ho tratto gli enunciati che seguono da un documentario intitolato The Beatles Anthology, prodotto nel 1995, trasmesso in novantaquattro Paesi, mandato in onda dalla Rai, durante tre serate, nel dicembre del 1996. Questo documentario consta di materiale d'archivio inedito o raro; di interviste realizzate appositamente per la serie, e dunque rese nella prima metà dei Novanta da Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr; di interviste di repertorio, infine, concesse fra gli altri dagli eredi Lennon.

Alle interviste dei tre Beatles realizzate appositamente per la serie, si affiancano quelle rese, sempre in vista del progetto Anthology, da Neil Aspinall (amministratore delegato della Apple e amico d'infanzia dei quattro Beatles), George Martin (discografico e arrangiatore dei loro dischi) e Derek Taylor (ufficio stampa della Apple).

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Il disastroso terremoto di Haiti tra emotività e mobilitazione per pietà razionale PDF Stampa
Gli editoriali

novellidi Renato Novelli 15.01.2010

Il terremoto di Haiti ha avuto un impatto tra i più tragici  nella storia dei disastri naturali del pianeta. Il numero di morti sfida la nostra immaginazione  avvicinandosi drammaticamente, alla calamità immane che  si abbatté sulla provincia settentrionale dello Huaxian della Cina Imperiale a metà del XVI° secolo producendo ottocentotrentamila persone, ancora oggi  triste primato nelle vicende del genere umano. I terremoti atterriscono gli spettatori, ma i disastri naturali sono parte della nostra vita.

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