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Eppur si muove |
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Movimentazioni
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di Francesco Orazi, 11.02.2011
Da quando Vita Pubblica ha di fatto chiuso i battenti molte cose sono accadute, in Italia e soprattutto nel mondo. Maggioranze politiche che si sono sfilacciate, attività di governo paralizzata, processi contro il premier, imbarbarimento della pubblica dignità, scoperta che mignottocrazia non è solo la felice idea di un ex politico ma la trasformazione strutturale di un sistema di potere. Questo è quello che stiamo cucinando nella periferia della credibilità che è divenuta l'Italia. A distanza di uno sputo aereo, invece, sta cambiando il mondo. E come spesso avviene il mondo cambia sotto la spinta della moltitudine. Per comprendere ciò che accade in Egitto ed è accaduto in Tunisia: lo sfaldarsi senza preavviso di autocrazie, fino a qualche mese orsono considerate inscalfibili, occorre e occorrerà molto lavoro di analisi. Allo stato possiamo solo congetturare. Paesi dove il 60% della popolazione è under 29, dove nasce un bimbo ogni 23 secondi e dove i giovani subiscono disoccupazione e segregazione sociale rappresentano bombe socio demografiche ad alto potere detonante. Le teorie sulla modernizzazione, ad esempio, tendono a valutare come molto impattante la struttura demografica nei processi di trasformazione sociale. Pur se la storia non si ripete mai e se lo fa è in termini di farsa, potremmo tracciare un parallelo fra il '68 occidentale e il 2011 del Nord-Africa.
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Sul Mezzogiorno |
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Gli editoriali
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di Carlo Carboni, 09.10.2010
A 150 anni dall'unità d'Italia, il Mezzogiorno rimane un punto cieco della nostra coscienza nazionale. L'attenzione verso politiche dedicate è di fatto scomparsa. Anche l'indicazione di un nuovo ministro per lo sviluppo e, più rilevante, il patto sociale per la crescita e l'occupazione in gestazione tra le principali organizzazioni di interesse non sembrano avere un futuro prossimo per via della possibilità di elezioni anticipate. Non parliamo poi del federalismo che è rimasto a bussare alla porta e la cui fattibilità resta ai più un mistero divino. A lenire lo sconcerto dato da questo clima che relega il Mezzogiorno in una bolla sospesa, c'è da registrare un certo galleggiamento della condizione dei nostri territori meridionali rispetto al Centronord. Innanzitutto, molti dei differenziali sociali ed economici tra i due contesti sono rimasti sostanzialmente inalterati, ma entrambi slittano. Se il pil-procapite continua a marcare le differenze, l'indice Gini, che misura le disuguaglianze in termini di concentrazione di reddito,nel Mezzogiorno, è oggi all'incirca quello medio nazionale; l'indice di povertà, tra il 2000 e il 2008, si è ridotto di circa il 10%, mentre è aumentato nel centro Nord. Nel declino relativo (all'Eu a 27 paesi), l'economia meridionale, in questo decennio ha forse fatto meno peggio di quella del cetronord anche in termini di incremento della produttività (controbilanciata dal basso tasso di occupazione).
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Qui una volta era tutta campagna! |
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09.06.2010
Presentiamo una serie di testimonianze sulla trasformazione del paesaggio locale di alcune città marchigiane e di altri contesti territoriali italiani e stranieri, fornite da anziani parenti e conoscenti di studenti e studentesse della I D del Liceo Scientifico "Galileo Galilei" di Ancona.
A cura di:
Chaymae Ahnou | Martina Angelelli | Giuseppe Carfora | Dimitri Ermacov | Francesco Gasparrini | Leonardo Giardi | Gioia Giuliani | Alessandra Izzo | Ilaria Niccolini | Alice Occhiodoro | Angelica Oleucci | Nico Paolini | Tania Pellegrini | Cristian Piemontese | Irene Pierini | Priscilla Quattrini | Vanessa Renghini | Sarah Ricciardi | Davide Rinaldi | Federico Rossini
Editing e coordinamento:
Prof. Valerio Cuccaroni
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Attacco al futuro |
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Gli editoriali
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di Ugo Ascoli 31.05.2010
In questi giorni stiamo assistendo in Europa ed in Italia ad un attacco frontale al welfare ed alle mète di civiltà raggiunte nel novecento.
Scrive il giornale di Confindustria: "L'Europa che, in un tempo non lontano, poteva permettersi di vagheggiare dentiere gratis per tutti e una badante per ogni anziano non autosufficiente, ha impegnato, senza più velleità o falsi pudori, i gioielli di famiglia. Vale a dire il costoso sistema di protezione sociale pubblica (che ormai aveva incluso anche la gestione dei posti di lavoro statali) che ha incarnato per quasi due secoli l'anima stessa del modello economico continentale. Pubblici dipendenti, pensionati e pensionandi da antichi referenti di un'Europa politica costruita tra un perenne compromesso tra stato e mercato e tra individuo e società, si sfarinano di fronte ai colpi della crisi finanziaria che rischia di diventare crisi di moneta e poi crisi di nazioni..... Il sistema di stato sociale europeo era sopra le righe, costoso e inefficiente... Il "vincolo esterno" (la crisi) sta facendo cambiare rotta al'Europa: il sistema di welfare, questa volta senza eroi e senza icone, cerca di aggiustarsi come può. Non c'è regia. Chi può si salva......Gli stati hanno inondato il continente con una pioggia di liquidità: al Welfare tradizionalmente destinato al lavoro si è aggiunto il welfare finanziario" (Il Sole 24 Ore , 15 maggio 2010).
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Un ceto politico senza classe |
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Gli editoriali
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di Carlo Carboni 22.03.2010
Perché il ceto politico italiano non è una classe dirigente? La risposta di buon senso é: il ceto politico fa orecchie da mercante ai problemi del Paese. A quelli più urgenti dell'oggi, ma anche quelli che ci trasciniamo da decenni, ormai. Questa la risposta del buonsenso, che non si deprime per l'eclissi delle ideologie. Come quella che ritiene che il ceto politico non sia una classe dirigente, ma un'élite perché non favorisce una gestione pubblica partecipata. Sappiamo ormai da anni che quel termine "partecipata" è uno specchietto per le allodole, essendoci problemi ben più grandi di rappresentanza e di legittimità, come ha osservato Miguel Gotor su Il Sole24 ore del 6 marzo. La partecipazione non era il tema vero neppure ai tempi della Bologna di Zangheri. Il tema positivo era, semmai, poter disporre di istituzioni attente allo sviluppo locale e di una classe politica, come la intendeva Guido Dorso, in grado di amministrarle con senso di responsabilità e condivisione, perciò con servizi sociali locali efficienti, ospedali, scuole, giustizia, sicurezza efficienti: in sintesi, una classe politica interprete di una piattaforma culturale condivisa e, soprattutto, praticata.
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Democrazia terminale e oncologia sociale |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Orazi 19.03.2010
"Non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto".
Blaise Pascal
Qualche volta chi svolge il lavoro del ricercatore deve affrontare una particolare circostanza cognitiva: lo strappo tra ciò che il mondo si pensa debba essere e ciò che è. E' lo strano effetto del praticare il pensiero astratto. La mente si concentra su ciò che ancora non è attualizzato e forse non sarà mai attualizzabile e perde di vista le dimensioni effettuali: l'accadere del concreto. Il pensiero astratto, per essere proficuo, per far emergere nuovi sentieri praticabili di realtà, ha bisogno di distacco, ma l'eccesso di distacco può condurre il ricercatore nel vuoto riempito dei pensieri che affollano i discorsi autoriferiti, quelli che si fanno quando il monitoraggio autoriflessivo diventa il principale impegno del quotidiano.
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Sulla crisi del cantiere navale di Ancona |
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Storie
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di Roberto Giulianelli, 21.12.2010
Come gli storici sanno bene, la storia non è "maestra di vita". Non può esserlo perché in realtà non presenta mai, per due volte, la stessa situazione. E questo perché cambiano i contesti economici, cambia il quadro sociale, cambiano le urgenze e gli interessi politici, cambiano gli uomini chiamati a operare le scelte strategiche e anche quelli che le scelte strategiche le subiscono.
A che serve, allora, ricostruire la storia? Anzitutto a capire che "chi siamo" e "cosa siamo" non sono il frutto del caso (o perlomeno non solo di questo), ma di azioni che si sono sedimentate nel tempo.
Ricostruire la storia serve anche a comprendere che il presente, per quanto inevitabilmente diverso dal passato, spesso gli assomiglia molto.
Prendiamo il caso del cantiere navale di Ancona.
La crisi di oggi è diversa da quelle che hanno afflitto lo stabilimento anconitano sin dall'inizio del ‘900. È diversa perché ovviamente è diverso lo scenario generale nel quale sta avvenendo. Tuttavia, un dato ricorrente c'è ed è lo "stato di crisi" che ha caratterizzato a più riprese il cantiere a partire dai primi anni del secolo scorso. Uno "stato di crisi" legato a cause anch'esse ricorrenti, cui sono state offerte soluzioni a loro volta ricorrenti.
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Good govenment: the imperative for these times |
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Osservatorio USA
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di Michael Blim 30.06.2010
In the Chicago of the Daley dynasty, they have been disparaged as the "goo-goos." They are the "good government" types whose passion for honesty and the pursuit of the public good have offended generations of political machine hacks whose motto for the great seal of the city, Mike Royko was fond of saying, consisted of the two word phrase "Where's Mine?"
Good government in Chicago was and still is an honorable tradition. It produced Paul Douglas, Adlai Stevenson, Abner Mikva, and Barack Obama. It joined with Chicago's black community to elect Harold Washington. With Jane Addams and John Dewey acting as its exemplary turn of the 20th century intellectuals and activists, Chicago's good government movement is one of the taproots of American liberalism.
I confess that it has taken me a while to accept that Barack Obama, for better or worse, is a "goo-goo." He is the latest in a distinguished line of pragmatist, intellectually inclined politicians who believe that the public interest can be served by intelligent decision-making based upon the analysis of facts and the implementation of technically sound rules and administration.
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Elogio delle piccole bugie |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Orazi 08.06.2010
Come il fulmine che illumina la notte.
Infinita energia di un attimo.
Poi la normalità del buio.
Così è l'onirica danza che non afferra.
Una breve agonia che vale l'indelebile istante di un sogno.
Parole innocenti e ricordi a metà.
Sospensioni di una gioia non persa, né travagliata dal dolore.
Poi la vita col suo infinito ballo in maschera.
Autentico miraggio di fughe senza tregua.
(anonimo...ma non troppo)
Quanto è bello essere un po' falsi! E' gratificante manipolare con innocenza gli altri. Lo facciamo tutti e tutti lo subiamo. E' la base operativa del nostro sistema di interazione. Oggi, però, anche questa piccola fuga da "satiri bonaccioni" viene frustrata dalle ideologie del politicamente corretto.
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Passaggio nodale |
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Gli editoriali
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di Carlo Carboni 31.05.2010
Le classi dirigenti nazionali europee in questi anni sono state limitate da un pensiero strategico sfuocato, che ha reso a lungo il modello continentale europeo la brutta copia di quello anglo-statunitense. Tuttavia, queste élite sono state investite da mutazioni significative. La grande trasformazione neoliberale e neoliberista degli ultimi trent'anni ha profondamente influito sulla composizione e sugli scenari delle classi dirigenti del Vecchio Continente. La prima mutazione riguarda l'emergere dell'economia come protagonista di un lungo ciclo di globalizzazione, che ha ampliato la sfera d'influenza del mercato sia sul piano geopolitico che sulle ali di nuove attività di servizio e di scambio. Un'espansione estensiva e intensiva, nella vita quotidiana del cittadino europeo, consumatore e investitore. Questa straordinaria diffusione del mercato ha reso sempre più prestigiosi e credibili imprenditori e managers. Fino alla recente crisi economica, che ha visto crollare la fiducia verso le élite finanziarie e bancarie. Il colpo più forte lo hanno accusato le prestigiose élite inglesi finanziarie e politiche, eredi del thatcherismo e del blairismo. Diverso il discorso per le èlite imprenditoriali dell'economia reale - come quelle tedesche ed italiane - che hanno mantenuto elevati i livelli di fiducia nelle opinioni pubbliche nazionali.
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Informazione ottenebrante |
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Politicamente (S)corretto
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di Giampiero Mazzocchi 23.03.2010
Fino a qualche tempo fa l'unico "telegiornale" che facesse uso di supporti audio ai propri servizi mi sembrava fosse Studio Aperto di Italia 1 (paragonabile ad un cinegiornale di regime). Servizi giornalistici di fondamentale rilevanza come il povero Bobby trovato solo in un canile o l'ultracentenario Corrado con attività sessuali mai dome, sono stati sempre accompagnati da sottofondi musicali sdolcinati o all'occorrenza accattivanti. Non sto qui ad adirarmi per le scelte editoriali di certi Tg, sono liberi di bombardarci di falsità malcelate. Come non ricordare il Tg1 che assolve Mills, sorvolando sul fatto che in realtà il suo capo di imputazione si era prescritto? La giustificazione apportata e fatta digerire all'opinione pubblica? Semplice, gli italiani non avrebbero capito la parola prescrizione e forse tutto ciò è drammaticamente vero. Ma quello che più sconforta e avvilisce sono gli atti emulativi di Tg1 e Tg2 (per non parlare del Tg5, che già da tempo si muove sulla falsariga di Studio Aperto) verso quel tipo di servizio giornalistico condito di parole toccanti e musiche melense che tanto avevano caratterizzato Studio Aperto.
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Quanti applausi al Senatore |
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Politicamente (S)corretto
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di Francesco Pieri 10.03.2010
Vorrei partire da un fatto nazionale per affrontare una situazione personale, si proprio così, una specie di outing che da tempo mi riproponevo di fare. Tranquilli e non fraintendetemi, ciò a cui mi riferisco non riguarda la mia sfera sessuale, bensì la visione della politica o almeno come questa appare ad un giovane di 24 anni. La questione che ho definito nazionale riguarda l'elezione di un senatore della Repubblica grazie a presunti appoggi mafiosi. Questo è il punto di partenza o meglio quello di arrivo, poiché l'evento a cui faccio riferimento rappresenta la goccia che ha fatto tracimare in me il vaso della rabbia verso un mondo che mi appare così lontano dalla realtà quotidiana e da quello che dovrebbe essere a mio avviso il fine ultimo della politica cioè il perseguimento del bene collettivo (povero illuso!).
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