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L'Unione Europea, la Turchia e gli Stati Uniti PDF Stampa
Gli editoriali

 

di Antonio Calafati 21.04.2009toni_2005_web

L’allargamento dell’Unione Europea alla Turchia – se avverrà – segnerà il definitivo sfaldarsi del «progetto europeo». Chi sostiene che la Turchia debba entrare nell’Unione Europea o non ha capito che cosa è il «progetto europeo» oppure desidera il suo definitivo sfaldamento, ritenendo l’Unione Europea un’istituzione superflua (o, persino, un ostacolo alla costruzione del «mercato globale», in questo cammino verso un «mondo nuovo»). Gli Stati Uniti desiderano la dissoluzione dell’Unione Europea, e molti analisti, politici e imprenditori europei ugualmente. Se si andasse oltre la retorica europeista, si riuscirebbe a vedere, senza grandi difficoltà, lo scontro politico che dalla metà degli anni Novanta è in atto intorno al «progetto europeo», agli obiettivi e alla struttura dell’Unione Europea. E gli Stati Uniti (e la NATO) sono un attore protagonista di questo scontro – con intenti così chiari.
L’Unione Europea è un progetto di integrazione sociale ed economica; ma è, anche, un sistema di obiettivi che delinea un modello di economia e di società e di relazioni economiche. E per definire e ri-definire i suoi obiettivi politici, e per progettare e attuare le politiche pubbliche, l’Unione Europea si è costruita nel tempo, a partire dalla sua nascita nel 1960, come un sistema di regolazione economica – soprattutto di regolazione dei fondamenti giuridici dell’economia, da una parte, e della distribuzione territoriale del benessere economico, dall’altra. Ma a metà degli anni Novanta è iniziata la de-costruzione dell’Unione Europea, proprio quando dopo il trattato di Maastricht (1992) l’obiettivo concretamente perseguito della «moneta unica europea» sembrava segnare il definitivo consolidamento del «progetto europeo». A guardare bene, il «progetto europeo» è da alcuni anni in bilico e solo prospettare come fatto certo l’entrata della Turchia rischia di farlo crollare.
L’adesione della Turchia all’Unione Europea è «impossibile». Un sistema di regolazione economica – che è anche un modello sociale – che non definisce i propri confini, oltre ad essere moralmente criticabile è anche praticamente insostenibile. L’Unione Europea che non è ancora riuscita a metabolizzare l’allargamento ad Est – e che deve ancora affrontare l’ovvia e naturale integrazione dei paesi dei Balcani – non potrebbe certo incorporare un Paese con un peso politico, geo-politico ed economico come la Turchia. La Turchia costituirebbe un ampliamento di dimensioni enormi, maggiore di quello che si è avuto accogliendo tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale dopo la caduta del «Muro di Berlino» (1989) messi assieme. Con una popolazione di circa 73 milioni di abitanti sarebbe già ora il secondo paese dopo la Germania (unificata) – e si stima che nel 2030 la sua popolazione supererà i 90 milioni. La sua entrata modificherebbe alla radice l’interazione politica, che nel progetto europeo si fonda, occorre sempre ricordarlo, sugli stati nazionali, e che si esprime nel ruolo determinante del Consiglio dell’Unione Europea.
Rispetto alla «coesione sociale» e alla «politica agricola» pilastri fondamentali del «progetto europeo», l’adesione della Turchia porrebbe problemi insolubili: da sola, ai parametri attuali, assorbirebbe molte più risorse di quelle necessarie – e che non si è ancora riusciti a trovare del tutto – per i Paesi che hanno aderito negli ultimi anni. L’ampliamento del Bilancio che l’Unione Europea non è riuscita a compiere per fronteggiare i dis-equilibri territoriali dell’Europa a 27 non sarà certo possibile per la Turchia. Ma se si indeboliscono queste politiche svanisce gran parte del senso (economico) del «progetto europeo». (E in effetti, per gli anti-europeisti i «fondi strutturali» – le politiche per l’equilibrio territoriale – sono qualcosa da eliminare al più presto).
L’Unione Europea collasserà come conseguenza di altri ampliamenti. In effetti, non è difficile far collassare un sistema mutandone in modo incongruo la sua struttura, le relazioni tra i suoi elementi. Non è difficile neanche farlo collassare assegnando ad esso compiti incongrui, chiedendogli prestazioni che non può dare. Il dibattito ricorrente sull’adesione della Turchia (come anche dell’Ucraina), quel dare per scontato e ineluttabile un evento impossibile, segnala soltanto una cosa: quanta influenza politica (e, ovviamente, mediatica) hanno assunto in Europa coloro che vogliono de-costruire l’Unione Europea.

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Giovanni livi  - Eu- Turchia   |81.241.195.126 |2009-05-06 13:16:10
Alla Turchia é stato proposto un "partenariato speciale". Ma non basta.Nell'Unione mediterranea del Pres. Sarkozy la Turchia avrebbe un ruolo predominante. Vi sono circa 2,5 miloni di Turchi in Germania, oltre la metà dei quali non si sono integrati. Oggi la Turchia é laica nelle
istituzioni, ma musulmana nella vita dei cittadini E se al potere arrivassero gli islamici integristi? Come comportarsi con Curdi e Armeni e con i cira 120 milioni di rusofoni attorno al Mar Nero? A.Calaffati ha ragione: non dare nuove opportunità a chi vuole disintegrare l'Ue.
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