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di Francesco Orazi 16.10.2009
Tira una brutta aria politica nel Bel Paese. Le ultime beghe del Caimano sono nervi scoperti per la democrazia italiana. Per Berlusconi si tratta di una tenaglia che lo comprime su due fronti vitali. La sentenza Mondadori lo inchioda da un punto di vista economico. Il respingimento costituzionale del "Lodo Alfano" lo inchioda da un punto di vista delle sue immunità e lo costringe a mosse politiche di scontro. Quello con il Presidente della Repubblica e con la Suprema Corte, ad esempio, si sta giocando su un terreno politico molto franoso rispetto alla stabilità di una democrazia.
Ieri sera durante "Annozero" è stato trasmesso un lungo stralcio dell'intervento che il Presidente del Consiglio ha tenuto nel corso della Festa della Libertà, manifestazione svoltasi prima dell'esito pubblico di entrambe le vicende che lo vedono coinvolto. In un passaggio lo stesso ha sostenuto di non essere disponibile a subire ciò che subì nel 1994. E aggiunge: questa volta le cose sono diverse. C'è il grande popolo delle libertà, c'è il largo consenso degli elettori di cui godo come figura politica e istituzionale. La scienza politica interpreterebbe l'affermazione come un messaggio di deterrenza basato su principi non negoziabili. Queste forme del discorso, molto spesso, indicano una volontà di compressione della dialettica politica, il che implica un uso del potere di tipo liberticida. Appare confermare questo quadro, ad esempio, l'articolo che Feltri ha pubblicato qualche giorno fa sul quotidiano "Il Giornale" di proprietà della famiglia del premier. Nello stesso si preconizza la via politica che Berlusconi e il suo Governo dovrebbero intraprendere. Un uso muscoloso della maggioranza che cambi al volo le regole istituzionali per fare una legge che introduca l'elezione diretta del Capo dello Stato. Se successivamente, come probabile vi sarà un referendum per abrogarla, allora si vada alle urne e si vedrà chi vince. Insomma, il capo ha un problema, si pretende di trattarlo non come un "dio" ma come un comune mortale? Allora che si faccia sul serio, che si agisca attraverso il consenso e il suo "uso militare". In un sistema di regolazione degli interessi sociali costruito su un mercato del consenso (l'istituzione che consente l'accesso nella sfera del potere politico) di tipo bipolare, i partiti tendono ad un confronto diretto e spesso apertamente conflittuale. Sul piano degli equilibri dei poteri e quindi delle garanzie democratiche, questi sistemi normalmente costruiscono al loro interno molteplici istituzioni di garanzia in grado di porsi da intermediari nei confronti della scarsa diversificazione degli interessi su cui si articola la rappresentanza. Insomma se in Parlamento ci sono solo due posizioni, la capacità dei partiti di accogliere e interpretare interessi sociali diffusi diventa molto limitata e dunque c'è bisogno, per la democrazia, di istituzioni intermedie e indipendenti che si pongano a garanzia dell'interesse collettivo. Berlusconi vuole mettere in discussione ogni ipotesi di assoggettarsi a queste istituzioni di garanzia e intende ri-programmarle tutte, per via politico-parlamentare, piegandole dunque ai suoi particolari ed eversivi interessi. In gergo tecnico tutto ciò si definisce svolta autoritaria.
Lo scenario descritto richiama il geniale immaginario di Nanni Moretti nella scena finale del Caimano, quando Berlusconi condannato esce dal tribunale tronfio e sicuro e subito dopo scoppia la rivolta popolare contro i giudici. L'insistere sul popolo che lo sostiene, il disprezzare apertamente le regole istituzionali, l'esacerbare il discorso politico, l'orchestrare campagne stampa spionesche per mezzo dei suoi giornali e giornalisti, sono tutte indicazioni pericolose del come Berlusconi stia sterzando in una direzione politica precisa e senza possibilità di mediazioni. Quando un politico e un uomo di straordinaria concentrazione privata di potere e ricchezza agisce con questa metrica politica e lo fa in una fase di personale difficoltà, significa che la funzione della politica può essere anche momentaneamente delegata. Il popolo potrebbe anche essere costretto a difendere orgogliosamente il suo idolo e capo dal tentativo di corpi nemici dello stato (di cui lo stesso presiede l'istituzione esecutiva in patente conflitto di interessi), di estrometterlo dal suo ruolo, delegittimandone la reputazione. Il disegno che si sta tracciando in questi giorni mette in campo anche queste ipotesi. Insomma, non c'è da scherzare e forse l'opposizione dovrebbe iniziare a discutere con un linguaggio comune su tale vicenda. La stessa, con grande probabilità, avvelenerà ulteriormente e forse drammaticamente la democrazia italiana nei prossimi mesi. Parliamone almeno. Consci che come per la democrazia liberale che fu soppressa dal fascismo, anche quella attuale non è difendibile con il semplice appellarsi al mero rispetto delle regole e dunque della continuità. Battere Berlusconi sul piano della democrazia significa ripensare una nuova democrazia capace di rimobilitare risorse sociali e di cittadinanza oggi troppo emarginate dalle istituzioni e davvero scarsamente rappresentate sul piano dei legittimi interessi.
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