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Quando uomini di Governo o, più in generale, delle Istituzioni screditano la Magistratura, tentano di delegittimare l'Ordine giudiziario, trascinano i Giudici nella bagarre politica, è il momento di correre ai ripari, perché si è sull'orlo di un "pendio scivoloso" che conduce dritto alla "rottura" del contratto sociale di hobbesiana memoria, e, dunque, alla disgregazione dello Stato, quale istituzione sociale e politica. Infatti, è come se - in un'innaturale ottica autolesionistica - lo Stato vilipendesse sé stesso o se una parte di questo ne rinnegasse e sconfessasse un'altra. E ciò, ultimamente, si sta riproponendo con sempre maggiore frequenza e livore. Per comprendere la pericolosità del clima invalso e degli scenari che si profilano, soccorrono le considerazioni espresse da uno dei più grandi giuristi del secolo scorso, Piero Calamandrei. Parole che Egli affidò alla Prolusione senese pronunciata nel 1921, appena un anno prima della marcia su Roma, allorquando la crisi politico-culturale alimentava i prodromi della svolta autoritaria, e che anche per questa ragione si rivelano di imbarazzante attualità. Scriveva Calamandrei: «Questi magistrati che sono la voce vivente della legge e la incarnata permanente riaffermazione dell'autorità dello Stato, si accorgono che lo Stato agisce talora come se fosse il loro più aperto nemico: sentono che se vogliono seguitare a rendere giustizia, devono farlo, più che in nome dello Stato, a dispetto dello Stato, il quale [...] fa di tutto per neutralizzare, per corrompere, per screditare [...] l'opera loro. Tra Magistrati e Ministro della Giustizia (leggasi anche "Governo", n.d.a.) si respira da un pezzo in qua un'atmosfera di reciproca ostilità, di mutuo sospetto: si sono avuti Guardasigilli che hanno pronunciato in piena Camera contro i magistrati frasi che, come fu osservato, un ministro inglese riguarderebbe dal pronunciare contro la più umile classe dei lavoratori manuali. E d'altra parte il senso di risentimento e di disagio morale si fa ogni giorno più vivo tra i magistrati, i quali soli sanno, essi che giorno per giorno compiono l'oscura fatica di adeguare il diritto ai casi concreti, che forse gli ostacoli più temibili all'opera della magistratura, intenta ad applicar la legge senza distinzione di partito, vengono proprio da coloro, che più altamente proclamano in questi tempi [...] la necessità di "restaurare a tutti i costi l'autorità della legge"» (tratto da: P. Calamandrei, Governo e magistratura, in M. Cappelletti (a cura di), Opere giuridiche, II, Napoli, 1966, p. 216).
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