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Storie di immigrazione e rimesse PDF Stampa
Europea

steinbergdi Eralba Cela 30.11.2009

Dopo 19 anni di migrazioni di massa dall'Albania, una domanda sorge spontanea: possono gli emigrati diventare una risorsa strategica nello sviluppo socio economico del paese di origine? Oggi circa il 25% della popolazione albanese (1 milione circa) vive all'estero, prevalentemente in Grecia e Italia, due paesi che grazie alla loro vicinanza geografica e culturale, hanno rappresentato la sponda naturale dell'emigrazione albanese [1]. In Italia gli albanesi costituiscono la seconda comunità straniera dopo quella rumena con 441.396 residenti [2].

Uno degli effetti diretti più positivi per il paese di origine prodotto dall'emigrazione è rappresentano delle rimesse e dal capitale umano e sociale accumulato all'estero durante l'esperienza migratoria.

Durante il 2008, secondo stime ufficiali della Banca Mondiale, gli emigrati albanesi hanno mandato a casa circa 1.495 milioni di US$ sotto forma di rimesse formali [3], che rappresentano il 12.2% del PIL nazionale per lo stesso anno. Questo flusso di rimesse è tre volte superiore agli investimenti Diretti Esteri e più del doppio degli aiuti stranieri per lo sviluppo ricevuti dall'Albania. Da questi dati si intuisce l'enorme importanza di tali risorse per il paese. Le rimesse infatti hanno avuto un ruolo molto importante nell'economia albanese durante tutti questi anni di forte emigrazione, grazie al sostegno dato in particolare ai consumi, al settore delle costruzioni e alla riduzione della povertà [4]. "Il benessere di una famiglia in Albania si misura dal numero dei familiari residenti all'estero" afferma la maggior parte delle 200 famiglie albanesi intervistate nella regione di Valona, nell'ambito di un'indagine sulle rimesse svolta nel 2007 dall'Università Politecnica delle Marche [5]. In Italia questa indagine è stata svolta in due regioni, Marche e Puglia e ha coinvolto 400 famiglie albanesi, che hanno inviato in Patria ben 1.086.600 euro durante il 2007 [6].

L'indagine ha rivelato una tendenza alla stabilizzazione degli albanesi in Italia che non è necessariamente accompagnata da un processo di piena integrazione economica degli stessi. Spesso infatti gli immigrati si inseriscono in settori come le costruzioni, l'agricoltura o i servizi domestici, dove l'occupazione rappresenta una forma di sopravvivenza e di adattamento al mercato del lavoro, piuttosto che una forma di integrazione o ancora meglio di emancipazione. Questa caratteristica è confermata anche dalla netta discrepanza tra titoli di studio e lavori svolti.

Nonostante ciò gli albanesi nelle due regioni sembrano aver raggiunto una posizione economica e lavorativa stabile. La disoccupazione è pressoché inesistente (l'1,5%), e prevale il contratto a tempo indeterminato (52%); gli uomini lavorano prevalentemente nell'industria e nel settore delle costruzioni, ma anche nell'agricoltura (soprattutto nella regione Puglia); le donne invece sono inserite non solo nel settore di cura ed assistenza agli anziani, ma anche nell'industria (in particolare nelle Marche).

Una specificità della comunità albanese a livello nazionale confermata anche dall'indagine è l'aspirazione a mettersi in proprio, in particolare nel settore edile (13%), dove si comincia prima come operai per poi intraprendere una attività lavorativa autonoma.

I redditi familiari sono più che soddisfacenti (nel 60% dei casi), anche se ai miglioramenti retributivo ottenuti (l'85% dei casi), non sempre corrisponde un avanzamento di carriera (40%).

Un futuro in Italia o in Albania?

L'migrazione albanese e i flussi di rimesse sembrano essere entrati in una fase di maturità. Le teorie affermano che all'aumentare della durata della permanenza all'estero si riduce la probabilità di elevati flussi di rimesse verso il paese di origine. L'indagine effettuata conferma solo in parte questa tendenza. I ricongiungimenti familiari hanno causato, con il passare degli anni, una netta riduzione delle somme di denaro inviate alle famiglie rimaste in Albania. Queste piccole somme di denaro vengono inviate generalmente due volte all'anno (63%) in occasione dei rientri e delle festività e vengono utilizzate dalle famiglie albanesi prevalentemente per consumi e spese quotidiane.

Ma gli albanesi continuano a mandare soldi in patria soprattutto per piccoli investimenti. I canali scelti per l'invio delle rimesse continuano ad essere sempre e soprattutto quelli informali, rappresentati dagli amici, parenti e conoscenti (52%). Solo quando si tratta di somme cospicue il trasferimento viene fatto personalmente (91%), poiché in questo modo si influenza l'utilizzo finale del denaro, di solito per investimenti. Solo il 2.3% del campione utilizza i canali bancari.

Dopo un certo numero di anni di permanenza in Italia molti albanesi si trovano ora di fronte ad un bivio: tornare in Albania o rimanere per sempre in Italia, decisione che dipenderà sicuramente non solo dal livello di integrazione raggiunto nella realtà italiana, ma anche dalla situazione socio economica dell'Albania stessa e dalle reali possibilità di una reintegrazione nel paese di origine.

Dall'indagine emerge l'immagine di un migrante che, indipendentemente dal progetto migratorio futuro (il 37% tornerà in Albania, il 36% non ha ancora deciso dove vivrà nel futuro), vorrebbe mantenere i legami con entrambe le sponde. Come? Anche attraverso gli investimenti (71% del campione). 

L'albanese una volta provata l'esperienza migratoria rimane un soggetto che vive in uno spazio transnazionale fatto di due dimensioni.

La casa è considerato come l'investimento più importante e sicuro in entrambi i paesi, ma mentre in Italia si investe anche in attività produttive (16%), in Albania si investe piuttosto nella seconda casa.

In realtà, molti vorrebbero avviare attività produttive, ma la sfiducia nelle istituzioni albanesi e la percezione di un clima poco sicuro ostacolano gli investimenti.

Tornando ora alla domanda iniziale, si può affermare che gli albanesi possono diventare una risorsa importante per lo sviluppo del loro paese, ed in parte lo sono già. Creare una sinergia tra migrazioni e sviluppo diventerà un'opportunità reale e non virtuale nel momento in cui i policy makers si impegneranno non tanto a cambiare l'atteggiamento dei migranti ad un livello micro, sperando di trasformarli in imprenditori, ma riusciranno a perseguire politiche ad un livello macro, in modo tale da garantire un clima socio economico stabile e favorevole, che renda gli investimenti in Albania un'opportunità attraente e redditizia. Non devono essere necessariamente gli emigrati ad investire in Albania, ma questi sono importanti portatori di capitali, che, se opportunamente canalizzati, possono diventare una risorsa fondamentale per le piccole e medie imprese già esistenti sul territorio.

E, collegata a questo, è la possibilità di spostarsi liberamente tra le due sponde, che influenza gran parte delle scelte economiche di quella fetta di immigrati cha ha progetti migratori di breve periodo. Gli albanesi si sentono europei, moderni nelle aspirazioni e nei consumi, vicini all'Europa e all'Italia. Loro ormai sono legati affettivamente a questo spazio transnazionale attraversato dall'Adriatico, in cui è difficile capire dove collocare il confine; si sentono un po' italiani e un po' albanesi, ma non possono andare e venire liberamente.

Gli albanesi si sentono vicini all'Europa, ma l'Albania è ben lontana dagli standard europei occidentali in base ai quali rimane comunque un paese povero. Secondo l'Eurostat l'Albania continua ad avere il PIL pro capite più basso d'Europa con 2.800 euro, che rappresenta il 25% della media UE per il 2008 [7].

Il 1° aprile 2009 Tirana è entrata ufficialmente nella NATO e il 28 dello stesso mese il primo ministro Sali Berisha ha presentato a Bruxelles la richiesta ufficiale di ingresso nell'UE. Una mossa, considerata da molti affrettata, data la risposta negativa e la mancata ammissione dell'Albania nella lista bianca di Schengen riguardante la liberalizzazione dei visti. I confini, insomma, restano confini, almeno per ora.

Forse è vero che "gli Albanesi credono più nell'Europa che in Dio", come ha recentemente dichiarato il sindaco di Tirana Edi Rama [8], ma l'Europa è ancora lontana e la strada per raggiungerla è ancora lunga e tortuosa.


 

[1] ETF, Migration patterns and human resources development issues in Albania, Report, draft, October 2007.

[2] Si veda: http://demo.istat.it/str2008/index.html.

[3Cfr.:http://siteresources.worldbank.org/INTPROSPECTS/Resources/3349341110315015165/RemittancesData_Nov09(Public).xls

[4] Secondo uno studio condotto da Instat, Undp e Banca Mondiale c'è una riduzione significativa della povertà tra il 2005 e il 2008, 12,4% della popolazione confrontato al 18.5% del 2005 e al 25,4% del 2002. Cfr.: http://www.undp.org.al/index.php?page=detail&id=123.

[5]  Cfr.: http://cirab.univpm.it/index.php?id_pagina=33.

[6] E. Cela, E. Moretti, "Living here investing here and there: migratory projects and remittances. Theory and evidence from a case study". Cfr.: http://iussp2009.princeton.edu/abstractViewer.aspx?submissionId=91633.

[7] Cfr.: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/2-25062009-BP/EN/2-25062009-BP-EN.PDF.

[8] Cfr.: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fe3aeb2a-2b72-4040-a997-384c075c1a64.html?p=0.

 

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DanielleHAYDEN30  - reply   |85.17.211.167 |2010-05-30 13:21:13
If you want to buy a car, you would have to receive the loan. Moreover, my sister commonly takes a bank loan, which seems to be the most useful.
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