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Er pasticciaccio brutto del tribunale e l'ascesa di Arturo Ui PDF Stampa
Gli editoriali

novellidi Renato Novelli 05.03.2010

Paradosso contro paradosso, come notazione minore: le firme e le regole da presentare per partecipare alle elezioni nel dopoguerra servirono a contenere le micro liste di ispirazione ultra qualunquista dell'antipolitica di allora. Si usciva dal fascismo che aveva l'antipolitica nel senso dell'avversione all'esistenza di tanti partiti come carta costitutiva. Negli anni della ricostruzione, mentre De Gasperi immaginava la nuova identità degli italiani come "popolo di formiche", lavoratori, disciplinati, risparmiatori, il caso delle liste "qualunque" (Giannini e il qualunquismo) appariva come una metamorfosi dell'antipolitica fascista. Ci fu un Partito della Bistecca che aveva come programma una bistecca a testa per tutti gli italiani. Negli anni successivi, la raccolta delle firme e la presentazione delle liste furono una semplice parata della potenza delle strutture dei partiti che sulle regole scherzavano dall'alto della organizzazione abituata e impegnata in prove di ben altra consistenza. La vera gara non si svolgeva negli ultimi minuti, ma nei primi, perché chi si iscriveva alla competizione per primo aveva il numero uno della lista e i comunisti pensavano che sarebbe stato più facile per il proprio elettorato proletario e poco uso all'alfabeto, trovare il partito. Votate lista n. uno della scheda elettorale. A volte i militanti si piazzavano di fronte al Tribunale la sera prima e qualche volta accadeva che i democristiani, denunciassero qualche comunista per sgambetti o spintoni. Il presentatore del partito di maggioranza relativa, non avrebbe mai potuto dire di essere uscito per un tramezzino. Quando ho sentito questa mattina che il popolo del centro destra è chiamato alla mobilitazione, la mia metà illuminista ha pensato che si trattasse di lancio di pomodori verso gli esponenti del partito medesimo. Quando ho sentito che la chiamata alle armi veniva dal ministro della Difesa La Russa con allusioni a possibili violenze, la mia metà critica, ha pensato che una vicenda così ridicola vada presa molto sul serio. "La resistibile ascesa di Arturo Ui" di Brecht raccontò l'ascesa al potere di Hitler attraverso la scalata di un fruttivendolo al controllo del mercato generale. Ho capito all'improvviso di essere testimone del rovescio. Questa volta la vicenda politica è l'apologo della gestione della politica del paese, conquistato e controllato come fosse un mercato di frutta e verdura. Non vi è nessuna analogia tra il  partito delle libertà e il nazismo, ma pretendere che un pasticcio (parole di Napolitano) proprio, renda lecita la rottura di regole consolidate anche nella loro rigida stupidità, risulta alquanto originale o suona "strafottente" e irragionevole. Meglio dire che le regole inventate per la democrazia dei partiti organizzati, orientate ad impedire che corpi estranei si infiltrassero nelle gare elettorali, ora sono inattuali. Si potrebbe notare che la società civile e la partecipazione politica sono al presente, molto più plurali e diversificate di quanto non fossero negli anni cinquanta nel nostro paese e liberalizzare la presentazione delle liste sia cosa utile. Meglio dire anche che er pasticciaccio brutto del tribunale non deriva dalla inattualità delle regole, ma dalla conflittualità interna al partito delle libertà e dall'autoritarismo costitutivo della sua stessa natura che trasformano i percorsi più semplici in sentieri incontrollabili di guerra interna. Le manifestazioni indette da questo partito sono una chiara forzatura che va presa sul serio. Perché il tentativo di far passare l'idea che la regola non valga per chi è "troppo rappresentativo" viene coniugato con la aggressività dell'antipolitica che è l'immagine reale e operativa di Berlusconi in salsa leghista. Perciò la vicenda ridicola di acchiappagalline rimasti a mani vuote, trasformata in lotta per la democrazia, è un momento significativo del cammino verso la dimensione del governo spettacolare della società, dove lo spettacolo sostituisce il processo di formazione delle decisioni. Da questo reality senza fine emergono ogni tanto spiragli di realtà, come l'Aquila tanto abbracciata quanto abbandonata con la perfetta simmetria di una nuova "dialettica" hegeliana di tesi e antitesi. Per chi come me appartiene allo schieramento contrario, non basta l'irriverente sfottò della Bonino (che sa quanta fatica inutile costino quelle regole vecchiotte), la malcelata gioia di Casini, l'emiliana bonomia di Bersani. La trasformazione politica in atto (e già in crisi) in Italia del sistema politico va preso terribilmente sul serio. Non per gridare ad un nuovo fascismo, come spesso facciamo scuotendo la testa e progettando esili nostri volontari, ma nella assoluta, indispensabile ricerca dei due fattori necessari a risposte efficaci: la capacità di un programma concreto al di là delle performance economiche macro e la necessità di usare diverse forme di democrazia e partecipazione. Se la storia passata ci suggerisce qualcosa, dovremmo sapere che in assenza di risposte e nuove forme di partecipazione, anche le prepotenze delle maggioranze autoproclamate tali, appaiono credibili alle opinioni pubbliche. Come ben sa chi ha studiato l'ascesa di Arturo Ui.

Renato Novelli

 

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FRANZ  - Demente-crazia   |193.205.135.254 |2010-03-05 13:31:25
CARO COMPAGNO NOVELLI, DUE COSE MI SEMBRANO CENTRALI NEL TUO BELLO E ACCORATO CONTRIBUTO. lA PRIMA CONCERNE L'IDEA CHE LA CRISI INTERNA AL PDL - FUORI DALL'APPARENTE OMOGENEITà CHE è SEMPRE COINCISA CON LA SOTTOMISSIONE AL CAPO SUPREMO - SIA OGGI CRISI DEL PAESE. lA DEFLAGRAZIONE INTERNA RISCHIA
DI ESTENDERSI ALL'INTERO TESSUTO SOCIALE, POLITICO ED ECONOMICO, SENZA CHE ALLO STATO VI SIA (NEL PAESE) UNA REALE ALTERNATIVA PRATICABILE. LA SECONDA, CHE è L'ALTRA FACCIA DI CIò CHE LASCH DEFINIVA "IRRESPONSABILITà DELLE ELITE", RIGUARDA INVECE IL SUPERAMENTO DELLA LOGICA DEI FILTRI E
DEGLI SBARRAMENTI PER L'ACCESSO ALLA RAPPRESENTANZA. i PARTITI ETICHETTA, I PARTITI CLAN, I LEADER MARCHETTA SONO TUTTE ESPRESSIONI DI UN CETO POLITICO ASFITTICO E AUTOREFERENZIALE, ORMAI INCAPACE DI ANDARE OLTRE IL PRAGMATISMO DEGLI INTERESSI DI BOTTEGA. CIò INGENERA IRRESPONSABILITà, APPUNTO
QUELLA DI CHI VORREBBE AIZZARE QUESTIONI DEMOCRATICHE DI FRONTE AL BANALE CONSTATARE CHE O I PRESENTATORI DI LISTE DEL pdl SONO DILETTANTI ALLO SBARAGLIO, O CHE QUALCUNO ABBIA ARTATAMENTE VOLUTO CREARE IL CASO, COME APPUNTO AVVIENE NELLE FAIDE TRA CLAN (LA CAPACITà DI DETERRENZA SI COMUNICA, QUANDO
SI SPARA SI è GIà AD UNA SOGLIA PIù AVANZATA DEL CONFLITTO). iNSOMMA LA DEMOCRAZIA C'ENTRA POCO, è UNA QUESTIONE DI VIOLAZIONE DI LEGGE E DI SOLITO NELL'AMBITO DELLA LEGGE, LA FORMA DOVREBBE ESSERE SEMPRE SOSTANZA. sPERO CHE IL TAR, PUR IN DEROGA AD OGNI DIGNITà GIURISPRUDENZIALE, POSSA
RIAMMETTERE POLVERINI E FORMIGONI, ONDE EVITARE LA BARZELLETTA DI UN DECRETO LEGGE CHE SANI CON LA LEGGE UNA VIOLAZIONE DI LEGGE. sIAMO ORMAI ABITUATI A TUTTO MA SE PROPRIO DOBBIAMO VIVERE DI ASSURDO ALLORA MEGLIO SAMUL bECKETt CHE LE SPERTICATE DIFESE DEMOCRATICHE DI EX FASCISTI, MASSONI E
RICICLATORI DI DENARO MAFIOSO CHE RAPPRESENTANO LA STORICA CONTINUITà DI UN PAESE CONGENITAMENTE AFFLITTO DA OPACITà POLITICHE, ECONOMICHE ED ISTITUZIONALI.
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