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"Fermate la caccia all'uomo nero" PDF Stampa
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di Kevin Carboni 12.02.2010 steinberg

"Fermate la caccia all'uomo nero". Questo diceva uno dei cartelli portati dai lavoratori immigrati che manifestavano a Rosarno. Perché questa caccia? Qual è stato il motivo scatenante della rivolta dei Black Workers? Come ha detto il ministro Maroni, "la troppa tolleranza che abbiamo verso questi stranieri".

Oppure i nostri compatrioti non trovano lavoro per colpa loro e quindi, esasperati, non hanno altra soluzione che ricacciarli nel loro paese con la forza? Tralasciando le deliranti dichiarazioni del ministro e le opinioni di qualche leghista, potrebbe esserci un' altra spiegazione? Potrebbe essere l'impossibilità di avere un' identità, di costruirsi una vita normale lavorando legalmente? Forse non essere riconosciuti dal paese in cui si vive?

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Ci risiamo PDF Stampa
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francescodi Francesco Orazi  20.05.2009

Ci risiamo, soliti canovacci già scritti, palcoscenici sociali consumati. Mi riferisco a due eventi ravvicinati, per questo credo interrelati sul piano politico: l'attacco a Rinaldini (dirigente CGIL) durante una manifestazione alla FIAT di Torino e sempre nella stessa città gli scontri tra gruppi autonomi di svariata micro-galassia e forze dell'ordine durante il G8 dei rettori. Nel primo evento sembrava di essere tornati agli anni '70 pratiche di violenza sociale organizzata condita da slogan di un operaismo rivoluzionario fossilizzatosi lungo le vie d'Italia. Ovviamente quattro gatti organizzati ma che in un clima dove la politica latita diventano visibili, per loro stessi e per chi li deve usare come simboli dell'inaudita violenza della piazza a cui si può dedicare al massimo un predellino, o veltronate al circo massimo.

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VP segnala PDF Stampa
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VP invita le lettrici e i lettori

ad aderire all'iniziativa

"M''illumino di meno"

Giornata del Risparmio Energetico

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Gruppi di Acquisto Solidale in 3D PDF Stampa
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inchiestasteinberg

di Toni Montevidoni 22.12.2008

Che la Terra abbia qualche problemino a sostenere il peso di una umanità spesso sprecona e che non ha il coraggio di guardare oltre la punta dei propri piedi è una cosa risaputa. Anche il balletto secondo cui le responsabilità sono sempre altrove o competono ad altri livelli è stato giustamente superato da coloro che, da alcuni decenni, hanno fatto esperienze di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione alternativi.

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L’ostinato ottimismo di una vecchia pantera nostalgica PDF Stampa
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di Francesco Orazi 28.11.2008  francesco

Risposta alla lettera di Donato Di Lorenzo del 25.11.2008 

Caro Donato, grazie delle parole che hai speso per “La Vita Pubblica”. I complimenti fanno sempre piacere anche se non bisogna mai farsi accecare, perché come il pessimismo tirano brutti scherzi. Provo a spiegarmi. Il pessimismo, specie in momenti di crisi della vita pubblica, è utile a stabilire i principi non negoziabili delle nostre identità. Diventa un meccanismo distintivo con il quale dividiamo il mondo fra ciò che ci piace e ciò che rifiutiamo, un manifesto che comunica agli altri come la pensiamo senza mediazioni e compromessi. Per quanto ragionevole, il pessimismo è sempre un punto di vista arbitrario, non è una verità che si erge al di sopra degli uomini.

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Onda anomala PDF Stampa
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di Francesco Orazi 03.11.2008francesco

Quando l’immaginario è il più importante campo della realtà, il vero terreno della lotta politica riguarda il modo delle persone di riconoscersi o meno in una proiezione culturale, in un’immagine possibile del mondo.

 manifestazione2 Nel nostro paese, i campi estetici e quindi la narrazione della storia e del quotidiano appartengono a generazioni attempate e con idee vecchie. Dal paternalismo al populismo fino alla ragionevolezza post-sessantottina. Da destra a sinistra, fino alle tante posizioni grigie di vecchi e nuovi pentiti, il paese non fa raccontare la storia ai suoi giovani da 40 anni. Non esiste una memoria condivisa e quindi un referente d’azione né per gli attuali trentenni, né tantomeno per i quarantenni: la loro storia è la storia delle loro marche, o al meglio quella che altri hanno pensato per loro. Le proteste studentesche hanno portato fiori, palloncini, maestre, madri e bambini in piazza con nuovi slogan, idee e pratiche di lotta. In risposta, la destra ha attinto alla sua peggiore eredità: provocazioni fasciste nei cortei, forze dell’ordine molto attente con l’occhio sinistro, cieche con quello destro. Da un lato giovani che vogliono pensare il loro futuro, dall’altro vecchi giovani, ormai troppo vecchi per mettersi in discussione e soliti reazionari che trovano in Cossiga e Licio Gelli i loro modelli inossidabili. Questo il desolante scenario prima che l’onda anomala sprigionasse la sua energia. Ascoltare i giovani, le loro proteste e i loro sogni è quanto di più rivoluzionario ci possa concedere il nostro mondo in technicolor, questa è la speranza per riscrivere una storia più felice e fantasiosa. Se futuro ci sarà è nelle loro parole….tutto il resto è rassegnata noia. Ascoltiamoli.

 

ascolta Martina, Giacomo e Kevin, studenti medi in movimento

 
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